Capitolo 1- “senza una metà eh?”
I miei piedi avevano toccato l'asfalto troppe volte ormai.
Il rumore dei miei passi, non era l'unico, su quell'autostrada. L'asfalto grigio scuro -sicuramente asfaltato da poco- ospitava le suole delle mie converse -ormai rovinate- e quelle delle adidas della mia compagna di viaggio, quella che mi aveva convinto a partire con lei. Esausta mi fermai e appoggiai le spalle contro il guard-rile di ferro arrugginito. Vidi Rose guardare indietro, chiudendo gli occhi, come se avrebbe voluto ritornare al passato.
Oramai eravamo molto distanti da casa, facendo l'autostop, passando da auto in auto senza sapere dove andare, senza un posto fisso. Non avevamo più una casa.
“Rose non possiamo tornare indietro.” dissi secca. Lei Calò lo sguardo -cupo e colmo di tristezza- sapeva benissimo che non si poteva tornare indietro, era stata proprio lei a voler fuggire,via.
Non saprei dire perchè si sentiva così, ma si sentiva così ogni giorno, da quando aveva perso l'uomo della sua vita, e per causa sua. Si riteneva colpevole. Io non potevo neanche aiutarla, nonostante fossi l'unica persona che non la riteneva un mostro, perchè anch'io come lei, allora, ero un mostro. Potevo soltanto restare a guardare, come si faceva male da sola e commettere sempre gli stessi errori. Poi, fuggire. Fuggire, pessima e ottima idea, se questo l'avrebbe aiutato a sentirsi meglio allora, avrei perso tutto. Zaino in spalla, e via per mete sconosciute, un motto, ma anche la nostra vita. Mentre, le macchine passavano veloci e noi restavamo inermi a fissarle.
Lei, con sguardo del tutto assente e perso nel vuoto, alzò il pollice, di nuovo per l'ennesima volta. Restammo minuti senza risposta, quel pollice alzato senza un perchè.
“questa è la volta buona” disse fredda. Mentre vide una macchina blu a 20 metri di distanza. L'auto si fermò. Io sorrisi. “è un brav'uomo” mormorai all'orecchio di Rose che annuì.
“salite” disse la voce dell'ometto basso e grassoccio, sorridendo, era la prima volta che dava un passaggio ad autostoppiste. “dove è che dovete andare?” chiese prima di rimettere in moto il motore. Rose, non parlava, non lo faceva da mesi, parlava solo se era necessario, incredibile credere che prima fosse stata una chiacchierona.
“lei dove va?” dissi io sorridente posizionando lo zaino sopra il sedile.
L'ometto contraccambiò il sorriso, e girò la chiave nel quadro.
“senza una metà eh?” sorrise di nuovo. Io annuii. “io a Berlino, è un po' distante”
Monaco dista da Berlino 495 Km, ci avremmo impiegato circa 3 ore e mezza.
Prima della metà del viaggio Rose si addormentò. Eravamo sicure che quell'uomo non avesse strane intenzioni, quindi mi concessi un riposino anch'io. Mi risvegliai dopo molto tempo, dieci minuti dopo il signore mi annunciò che eravamo già arrivate. Con uno strattone svegliai Rose.
“Grazie ci lasci pure qui” dissi, fermandoci davanti ad un bar. Dopo i saluti generali entrammo nel bar, non un bar di lusso, un bar per gente comune, gente normale. Entrammo in bagno dopo aver preso qualche pezzo di tavola calda.
“Rose porgimi l'asciugamano che è nella borsa” dissi mentre tentavo di asciugare i capelli che avevo lavato nel lavandino. Ci lavammo alla meno peggio dentro il bagno del bar. Poi uscimmo, pagammo la tavola calda e ci sedemmo su una panchina nel parco.
“dovremo dormire qui stanotte?” lei annuì. Mi sdraiai sulla panchina.
Guardavo il cielo che per metà era coperto da immensi alberi, una cosa buona della Germania, erano proprio i parchi. I parchi erano diventati ormai le nostre case.
La mattina successiva, camminammo un po' poi ci fermammo a chiedere l'autostop un altra volta ancora. Ovviamente nessuno ci voleva portare con se, ad un certo punto stufa mi misi in mezzo alla strada con il pollice alzato, la prima macchina che passò, una Mercedes presumo, per poco non mi investì. Uscì dal finestrino un uomo, bello, e abbastanza giovane, sui 35 anni.
“ti sembra il caso di metterti in mezzo la strada così?” chiese calmo. Alzai il pollice rendendolo più visibile. “ah” disse infastidito “sali” lo guardi e indicai Rose. Fece uno sguardo comprensivo e salimmo sull'auto di lusso. Era veramente un bel uomo.
“Piacere David” disse con il sorriso sulle labbra. Non capiva da dove arrivassimo.
“Noah” risposi un po' in imbarazzo. “lei è Rose” dissi indicandola.
“Piacere ragazze, dove vi dovrei portare?” chiese mentre faceva la manovra che tornare indietro.
“Ovunque” rispose Rose con il suo classico sguardo assente.
“ovunque?” ripeté David. Lui era perplesso, lo si vedeva.
“non abbiamo dove andare quindi....” dissi io. Mise in moto, ci stava portando in casa sua, gliel'ho lessi nella mente. Dopo un po' arrivammo in una bella casa calda e accogliente. Da quel giorno avremmo vissuto con lui, lo sentivo, non ci avrebbe lasciate morire di fame sole nel mondo privo di amore e compassione. La stessa compassione che ebbe lui quando ci vide. Che brav'uomo pensai.